giovedì 6 settembre 2012

Ad Agosto non c'era neanche un posto

                                                                                                                                                                                                                                                              Ambositra, 6 settembre 2012

Agosto, agosto, che bel mesettino!
A inizio mese ho partecipato alle ordinazioni dei preti e dei diaconi della nostra diocesi; e ho potuto constatare la potenza della chiesa malgascia! La celebrazione era nello “stadio” di una scuola privata cattolica, io e gli ospiti della casa della carità eravamo in basso sotto i gazebo tra i vips; mentre piu’ di un migliaio di persone era sugli spalti! Oltre al coro, ogni canzone era animata da una danza preparata da un gruppo di giovani di una zona della diocesi! Poi venuto il canto del ringraziamento dopo la comunione...tutti i preti, le loro famiglie e chiunque ne aveva voglia è sceso a danzare; e i preti sono stati sollevati e portati come delle star in concerto! Alla fine un oretta di kabary non ce l’ha tolta nessuno, il tutto è durato 5 ore e mezza!
E’ stato anche il mese in cui sono riuscita nella mia impresa: finire le lezioni di anatomia sulle articolazioni ai nuovi assunti dell’Akanin’ny Marary!Difficoltà e arrabbiature a parte, è stata una bella esperienza, sempre troppo di corsa e con miliardi di altre cose che si potrebbero dire...però senza neanche questo, i ragazzi sarebbero stati “scaraventati” nei villaggi a far fisioterapia come carne da macello!
Ma soprattutto è stato il mese dei “vahiny”(ospiti): i”campisti”del centro missionario di Reggio, già passati a fine luglio, sono ripassati ad Ambositra: una parte ha visitato un villaggio “Zafimaniry”, e un altra si è riposata a casa. E così finalmente ho vissuto una vera esperienza “zafy”(ero già stata un weekend nel villaggio piu’ vicino ad Ambositra, ma ci eravamo arrivati in macchina e tra l’altro era ’”globalizzato”): una meraviglia! Dopo le cascate nel villaggio piu’ vicino, e altre 3 orette e mezzo di cammino... ci troviamo davanti il paradiso: questo villaggetto con solo capanne di legno sul cucuzzolo della montagna, al cui ingresso i bambini dell’asilo in due file ci cantano un canto di benvenuto; con tutta la gente intorno che ci guarda...ogni fatica fisica è scomparsa in 5 minuti! Alloggiati nella casa del prete, siamo stati trattati di lusso per due giorni; e scordare la vista dal punto piu’ alto del villaggio sarà molto difficile! Prima lo si raggiungeva in macchina, poi mantenere la strada è divenuto troppo costoso; e la macchina arriva a 3 ore e mezzo di cammino, tutto su’ e giu’, per non parlare del primo mercato dove possono trovar rifornimenti! Aggiungi il paesaggio surreale di tutte queste capanne in legno con un unica stanza, costruite sulla roccia e immerse nelle nuvole basse da cui si vede tutta la valle e le montagne intorno... davvero sembrava di essere fuori dal mondo!Abbiamo anche assistito alla messa di “veloma” di Don Giovanni, (che per loro è un evento, dato che il prete arriva circa una volta al mese in un villaggio a rotazione di tutto il distretto Zafimaniry) un ora prima han suonato la campana; per avvertire i villaggi vicini che era ora di incamminarsi a piedi! Nella chiesa con assi di legno come banchi, abbiamo condiviso una celebrazione gioiosa, molto semplice quanto sentita. La chicca finale è stato “l’ambulatorio improvvisato”: tra i campisti c’era una dottoressa, e quando la voce si è sparsa nel villaggio... la fila di persone davanti a casa non terminava piu’! Un pensierino di girare per questi villaggi io, la dottoressa e un altra infermiera lo abbiamo fatto...!
Finito il campo è arrivato il momento che attendevo da mesi: le vacanze con le mie sorelle! La famiglia sembra sempre non mancare mai, ma vi assicuro che riabbracciarle all’aereoporto è stata un emozione che non mi aspettavo! E’ così iniziato il nostro tour insieme a Chiara “kely” di Manakara e sua madre: Antananarivo, Ambositra, passaggio a Fianarantsoa, parco dell’Isalo, di nuovo Fianarantsoa e treno fino a Manakara, Ampajimanjeva, parco di Ranomafana, di nuovo Ambositra e Antananarivo. Visto che alla maggior parte di voi questi nomi non dicono niente vi provo a raccontare i momenti piu’ salienti: ovviamente la visita al foyer con conoscenza dei miei colleghi, la figura leggendaria di Padre Zocco a Fianara (in Madagascar dal 1950), la “savana” brulla del parco dell’Isalo, il bagno nelle piscine naturali e in due laghi ghiacciati, l’arrivo in cima al massiccio montuoso con vista spettacolare, l’esplorazione di un canyon saltando (e cadendo) di roccia in roccia, il pranzo in riva a un fiume con “visita” di lemuri ladri, passaggi in mezzo alla jungla seguiti da spiaggettine bianchissime, il tutto dentro un canyon, la notte dentro il parco con la cena squisita dei nostri portatori al campeggio, il mitico viaggio in treno Fianara-Manakara con discesa ad ogni villaggio per comprare ogni tipo di fritto che esiste su quest’isola e ogni tanto risalita in corsa, passaggio del treno in mezzo alla jungla in villaggi non raggiungibili in altro modo, il giro in “lakana”(piroga) sul canale del Pangalana a Manakara al ritmo di musica dei nostri pagaiatori, il bagno nell’oceano, il “centro estivo” in spiaggia ovvero 40 bambini che accorrono appena inizi a giocare a fresbee o a calcio, il compleanno di mia sorella Rita in un ristorante sulla riva dell’oceano con tanto di soldi “gasy” come regalo, la grigliata di pesce sulla fatapera in spiaggia, lo “scontro” con la realtà di Ambokala (ospedale psichiatrico di Manakara dove lavora Enrica, volontaria del centro missionario), la visita all’ospedale di Ampa con pensierino annesso a rimanerci, l’alloggio in una veranda con tre camere e proprietaria inquietante al parco di Ranomafana, la ricerca di lemuri dentro la foresta dello stesso parco o del lemure nano sul ciglio dela strada grazie a banane spalmate su tronchi d’albero, il bagno nelle “terme”(piscina calda) di Ranomafana in mezzo a famiglie malgascie con tanto di “invasione” di una chiesa avventista di Tanà (che volevano fare a tutti i costi una foto con noi!), l’avventuroso ritorno da Ranomafana ad Ambositra in taxi brousse (con una presunta prenotazione che non esisteva), il “giro dei parenti”(come l’han definito le mie sisters) ovvero la visita ai colleghi e amici di Ambositra, il quartiere-palude di Don Luciano a Tanà e l’infinita mattina al mercato artigianale della diga, impossibile arrivarci in fondo.
Le ho salutate con fatica, una volta riviste è piu’difficile riseparsi.
In tutto questo ad Ambositra sono anche passati 8 tra psichiatri e psicologi del progetto sulla sanità mentale, ed è arrivato il tanto atteso nuovo “monpera”: don Giovanni Davoli da Brescello, che per ora cerca di “riprendersi” e visitare la missione!
I “vahiny” non sono ancora finiti, ricordateci nella preghiera perchè la nostra comunità ritorni con serenità alla normalità o a una nuova normalità e perchè, nel mio piccolo, riesca a vivere questi ultimi mesi che mi rimangono, ogni giorno come un dono.

Un abbraccio

Mandra phiaona

Anna

venerdì 3 agosto 2012

luglio col bene che ti voglio


Salama a tutti!                                                                                               Ambositra, 3 agosto 2012

A così poca distanza vi rompo di nuovo, però questa volta quasi in tempo!
Prima di tutto luglio è stato il mese del mio compleanno, il 6, che in totale ho festeggiato circa 3 volte!
La prima volta in comunità, a sorpresa qualche giorno prima, perché dopo non ci saremmo stati tutti; la seconda il giorno stesso ad Imady, alla festa di un centro di prossimità e fattoria del foyer. Poi alla sera in casa della carità insieme ad Andrea, e una settimana dopo al karaoke con i colleghi della kinè e atelier!
Così ho finalmente provato “Ambositra by night” peccato che qui la “nyght” inizi alle 5 e finisca alle 9 di sera!!

Nel mezzo ho vissuto un weekend con Don giovanni ad Ambohimitombo, primo villaggio Zafimaniry (tribu’ che vive ai margini della foresta e tradizionalmente son artigiani del legno) e unico raggiungibile in macchina; che mi ha ricordato un campo scout, ma che per loro è la vita di tutti i giorni: cucina sul fuoco con il fumo che ti sale in camera e ti fa piangere, dormire per terra su una stuoia e un materasso (non per gli ospiti privilegiati come noi), sveglia quasi all’alba, niente luce e niente acqua corrente, faccia, mani e denti lavati con un secchio, niente doccia, passeggiata in mezzo a una natura splendida fino a cascate splendide, a nanna dopo cena.

Ecco invece la mia settimana in “brousse” a Soavina con Gegè e Fety (STRC, Supervisori del Territorio della Riabilitazione a base Comunitaria, ovvero l’equipe che va, a due a due,  per i villaggi a far fisioterapia): contatto con la gente, riso tre volte al giorno, cucina su un fornellino a carbone, mangiare per terra su una stuoia, bambini dei vicini sempre in casa con te, prendere l’acqua con secchi alla fontana più vicina, lavare i piatti in una bacinella per terra, scambio di ricette, lunghe chiaccherate che ricordano amicizie italiane, doccia fredda, fisioterapia in un buco e con poco altro che le tue mani, malati davvero sporchi e che non diminuiscono mai, comprare la loaka (il contorno del riso) al mercato tutti i giorni, sentirsi chiamare “meticcia”, avere tutti gli occhi di un paese puntati su di te, farsi fare le treccine, aperitivo malgascio, festa per una circoncisione nel cortile di una famiglia che non hai mai visto e non rivedrai piu’e che ti ricorda una discoteca all’aperto, imparare mosse di ballo malgascie senza risultato, giocare a ramino, polvere rossa che non si toglie dai vestiti e dai talloni.

Tornata a casa c’è una cattiva notizia: Madame Juliette, responsabile della fisioterapia al foyer di Maharivo qui ad Ambositra, deve stare a riposo per due mesi per sospetta tubercolosi ossea.
La sostituirà Madame Vololona, mia amica, con la quale avevo già condiviso una bellissima settimana ad Imady. Certo l’assenza di Juliette si sente molto alla kinè, di cui lei è la colonna da 16 anni; ma questo mi permette di mettermi ancora di più in gioco e condividere con persone nuove.

Il lavoro è ancora piu’ divertente e stimolante grazie anche all’arrivo, a fine giugno, di tre nuovi STRC : Nicole, Desirè e Lydia.
Son svegli, han voglia d’imparare ma poco tempo per farlo; e così, all’inizio quasi per gioco, m’improvviso formatrice!
Voglio fare una lezione, massimo due, ma la malattia di Juliette mi costringe a fare tutta l’anatomia! E così mi ritrovo io, laureata da un anno, non certo con brillanti risultati e con poca esperienza; in madagascar, a insegnare l’anatomia in due lingue, nessuna delle due mia, ad aspiranti fisioterapisti che hanno però solo il diploma di maturità!
Questo, e molto altro, qui è possibile!

Quasi tutti gli studenti malgasci sono già in vacanza, a parte chi deve sostenere esami, e così anche i bambini di Fanomezantsoa sono tornati dai loro parenti per le vacanze.
Allora per la “fine dell’anno scolastico” abbiamo organizzato una cena più dormita a casa nostra per tutti loro!Sono stati felicissimi di passare una serata diversa dal solito!

Ecco che arriva fine mese e con esso, il tanto atteso...campo estivo!
Per noi inizia quando andiamo incontro al gruppo ad Antsirabè, per partecipare alla gita al lago!
Qui rivediamo con piacere Giulia ed Alice, le due accompagnatrici del gruppo, volontarie due anni rispettivamente a Manakara e Tanà; il che però ci porta un po’ ad escludere i poveri campisti!
Ci rifacciamo durante il weekend, mostrandogli le meraviglie della nostra città: carcere, suor Luigina, casa della carità, akanin’ny marary e artigiani del legno!
In carcere ci viene fatta una grande festa con tanto di suoni e balli tradizionali; ma soprattutto una messa cantata “come una volta”, forse grazie al rientro di tanti, tra cui Nicolà, nostro amico catechista e incitatore di canti.
Da suor Luigina ascoltiamo con piacere (e molte risate) la sua storia, e poi i ragazzi allietano i bimbi del quartiere con cose “aliene”: la tombola, il trucca-bimbi e i palloncini!
Ovviamente è un successo, non penso rifaranno più giochi simili nella loro vita.
Altro successo è la mattinata di lavori in casa della carità, dove ci cimentiamo in trasporto legna sopra le carrozzine degli ospiti (per fortuna Suor Margherita, la “mamera”, non ci vede!) e con catene umane!
Tra i campisti c’è anche un fornaio, che ha rischiato di essere rapito da Martina, per carpire tutte le arti del mestiere!
Alla fine sono stati tutti lasciati andare, e, nonostante le difficoltà nell’ospitare 13 persone in casa…ho rivisto nei loro occhi e commenti, le mie stesse emozioni e sentimenti dei primi mesi qui, quando ancora mi stupivo di tutto; e mi è servito per continuare a pormi domande che avevo smesso di farmi, o addirittura non mi ero mai posta.
Mentre attendiamo il prossimo weekend in cui ripasseranno di qui, cerchiamo di far durare il meno possibile le leccornie che sono arrivate dall’Italia con loro valigie; (che sono quadruplicate da quando Martina è in dolce attesa!) decidendo ogni sera, se mangiare in birreria le piadine o al ristorante la pasta.
La lontananza dal buon cibo italiano gioca brutti scherzi!

Vi abbraccio tutti, belli e brutti, e vi ricordo e spero facciate anche voi lo stesso perché si prospetta un periodo bello denso!

Mandra phiaona

Anna

mercoledì 1 agosto 2012

festa nazionale...giornata eccezionale!

                                                                                                                                                   Ambositra, 20 luglio 2012
Cari amici,
come al solito mi ritrovo in super ritardo, a provare a condividere qualcosa con voi del mese di giugno; anche se siamo quasi alla fine di luglio!
E’ stato un mese impegnativo, perché dopo il “grande controllo” medico di fine maggio; molti malati sono rimasti a Maharivo fino a quasi il doppio del normale! Inutile dire che le tipologie di malattie erano le più disparate e molte delle quali quasi mai viste in Italia.
Sono anche tornata, dopo la pausa per via dei controlli, a fare la mia esperienza mensile di fisioterapia nei villaggi in campagna.                                                                                                                                                          In giugno sono andata a Imady, a solo 40 minuti di macchina da Ambositra; dove alloggiavo nel “regno” delle suore del sacro cuore di Ragusa (nate appunto a Ragusa). Con le loro strutture occupano quasi metà paese: scuola dalla materna al liceo, laboratori professionali, struttura per i malati tubercolotici, dispensario e infermeria; e chi ne ha più ne metta!
Sono un esempio dei tantissimi ordini religiosi che si trovano in Madagascar, e che, come da noi molti anni fa; suppliscono alle mancanze di uno stato praticamente assente.                                                                       Per esempio gli insegnanti delle scuole pubbliche, sono in sciopero da mesi per ottenere un aumento di stipendio; così come i medici e i paramedici. Rimangono così aperte solo le strutture private, troppo care per la maggioranza della popolazione.
Tornando a Imady, i malati non erano moltissimi, ma come forse ho già detto i “convocati” sono sempre tanti mentre gli “effettivi” sono in balia di moltissime variabili: come  aver soldi per portare la propria partecipazione in riso o per lasciare il lavoro per due settimane, o come non vedere subito i risultati della riabilitazione e quindi ritenerla inutile, o abitare a un giorno di cammino a piedi e non aver nessuno che ti porta o anche solo pigrizia.                                                                                                                                               Però, tra una chiaccherata e una partita di pinnacolo, è stata una buona occasione per conoscere meglio i “colleghi”; che, per la prima volta, dormivano nel mio stesso posto, senza differenze! Certo poi io avevo privilegi per i pasti, ma si combatte una battaglia per  volta!                                                                                                                                                        E’ stata anche l’occasione per stare in mezzo alle 26 “aspiranti” suore, ancora studenti del liceo e con 10 anni davanti prima di finire la formazione; giovanissime e con le idee così chiare o, chissà, con la speranza di una vita migliore.                                                                                                                                                               Grazie alla presenza di “Ra-Neny”(mamma), la loro prima suora italiana sbarcata in Madagascar nel 1961; ho potuto anche ascoltare un po’ di storia delle prime missioni.
Tornata da Imady è arrivato il tanto atteso “ponte dell’indipendenza”, che si festeggia il 26 giugno; festa importante perché segna la fine della colonia francese, per cui i malgasci si iniziano a preparare settimane prima.                                                                                                                                                                                    E così sono sbucate bandiere al balcone di ogni edificio pubblico e privato, le piazze e le strade sono state ripulite, e ogni gruppo si è preparato alla sfilata del giorno della festa.                                                                                                                                                       La sera del 25 in piazza ad Ambositra, eran previsti i fuochi di artificio e bancarelle; così anche noi, con i bambini di Fanomezantsoa, non potevamo mancare.                                                                                                                                                 La tradizione vuole, che si porti con sé delle lanterne luminose di carta per scacciare gli spiriti cattivi; ma abbiam visto gli effetti della globalizzazione anche in questo: SpongeBob luminosi , spade laser e qualsiasi altra “cinesata” luminosa e musicosa!
La nostra processione luminosa è arrivata in piazza, dove mi sono trovata davanti a una scena già vista: la fiera di S.Geminiano!                                                                                                                                                        Poi mi ricordo che sono in Madagascar, e guardo stupita quella marea di gente e banchetti: cibo, alcolici e persino gioco d’azzardo! Con le tribune della piazza piene di gente, tutti ad aspettare i fuochi d’artificio che però… sono stati lanciati nell’unico punto con alberi davanti!
Invece il giorno della festa lo abbiamo festeggiato nella nostra “parrocchia”: la prigione!                                                                                                                                                Don Giovanni per l’occasione ha chiamato un gruppo di “hira gasy”, ovvero una storia raccontata con canti e balli;lo spettacolo più  amato dai malgasci!                                                                                                                                                  In effetti viene molto apprezzato , e tra un pezzo e l’altro alcuni prigionieri (e Don Giovanni!) ci allietano con canzoni “live” con chitarra, tamburi e flauti; e verso la fine ci vediamo “costretti” partecipare alle danze!                                                                                                                                                                                Dopo il pranzo offerto da Suor Anna Maria (nostra amica siciliana), non si può non concludere con una bella partita di calcio: prigionieri contro guardie.                                                                                                                                                            Certo le due squadre hanno la divisa ma, basta guardargli i piedi per riconoscerli: i primi scalzi e i secondi con scarpe da ginnastica o addirittura con scarpe con i tacchetti!                                                                 Un vero weekend di festa passato tra amici, che per settimane ci han continuato a ringraziare per questa giornata diversa dal solito.
Giugno ci ha visto impegnati anche nel seguire gli europei di calcio, una vera “impresa” è stata recuperare la nostra scassissima tv con scassissima antenna e non rovinarsi gli occhi guardando la partita sull’unico canale malgascio! Una delle partite più divertenti è stata quella contro la Spagna a casa delle suore mariste (dove c’è la nostra amica/nonna Suor Luigina)dove c’è anche una spagnola, suor Allegria!                                 Per la finale sono scesi e saliti gli uomini di Manakara e Tanà (Filippo e Luca) per condividere questo momentofondamentale.                                                                                                                                     Nonostante il brutto finale, in questo mese abbiamo riscoperto una grande simpatia dei malgasci per l’Italia, in assoluto la squadra più tifata; anche se, ci è venuto il dubbio che sia stato causato da promesse di Don Giovanni di gite e gelati fatte a destra e a manca nel caso avesse vinto l’Italia!
Un abbraccio a tutti
Mandra Phiaona
Anna

sabato 2 giugno 2012


Ambositra, 2 giugno 2012
Salama a tutti amici!
Vi continuo a disturbare mese dopo mese, cercando di rendere un centesimo di quello che sto vivendo.
Il mese di maggio è stato pieno di sorprese: la prima di tutte il viaggio a Tsiroanomandidy insieme a Don Giovanni e Luca. Tsiroanomandidy era la comunità di volontari a nord ovest, a circa tre ore e mezza di macchina da Antananarivo; composta dalla famiglia Sacchetti(?): Goffredo ed Elisa (conosciuti in Madagascar) e la loro bimba di tre mesi e mezzo, Gemma Felana (nata in Madagascar e quindi con secondo nome malgascio, che significa “petalo”). Qui in un anno, sono riusciti a costruire, con l’aiuto della popolazione (e l’esperienza di Goffredo ormai ventennale in Madagascar!), due acquedotti, pompe solari e pozzi.  Essendo un po’ i più “isolati” e aggiungendo il fatto che sono tornati in Italia domenica scorsa…ho preso al volo l’ultima occasione per visitare quest’altro pezzetto di Madagascar.                                          Come al solito, i viaggi in macchina all’interno dell’isola rossa non deludono mai: dal verde e rigoglioso altopiano, più si andava verso l’ovest, più gli alberi diminuivano; rimanendo immense colline verdi disabitate che, come il vero “far west”, nella stagione secca diventano gialle come la savana.                  E’ una regione non molto abitata, il boom lo si è avuto negli anni 80, quando a causa della crisi, c’è stata una grande immigrazione; difatti non ci sono dialetti o tribù predominanti, ma una grande mescolanza. E’ anche una delle zone in cui il problema dell’acqua si sente maggiormente, per questo il loro progetto è stato particolarmente “partecipato”. Per farvi un esempio, per far un acquedotto in una zona, a causa di villaggi che non hanno accettato la collaborazione; si è dovuto attigere l’acqua da una sorgente a 12 km. Era necessario però scavare 12 km per il tubo, e così, i villaggi si sono riuniti e messi d’accordo, si è calcolato la forza lavoro e 1500 persone in 3 giorni hanno finito il lavoro; scavando circa 12 metri a testa che, per una popolazione a stragrande maggioranza di agricoltori, non è niente.
Vi dico questo per introdurvi a quello che abbiamo vissuto nei tre giorni a Tsiroanomandidy: abbiamo avuto la grande fortuna di condividere con Goffredo, Elisa e Gemma le loro ultime due inaugurazioni, di una pompa solare e di un acquedotto.
Per darvi un idea, nel secondo villaggio, siamo stati accolti da una delegazione di moto e macchine con bandierine del Madagascar fuori dal villaggio; poi siamo entrati e lì c’erano due file di centinaia di persone ai lati della strada con bandiere dell’Italia e del Madagascar, striscioni e canti corali. Più o meno mi ricordavano i coortei presidenziali dei film americani, un attimo più sobri!
Prima il programma di protocollo: alza bandiera delle due bandiere e inno nazionale malgascio, discorsi delle autorità, taglio del nastro di una fontana (una delle 8 del villaggio) e pranzo.                                            Poi il programma un po’ più festoso (dopo che le autorità se ne erano andate!: vari balli e canti per ogni fontana, in cui, in almeno in uno di questi canti, si nominava Goffredo; giustamente storpiato in “Goffireti” o “Goffredi”. Dopo i canti e i balli, ogni corpo di ballo della fontana, offriva i doni alla famiglia: riso, arachidi, zucche, avocadi, banane fino alle galline vive e una papera! Siamo tornati a casa con il pick-up pieno zeppo di roba!                                                                                                                                                                                Se non ci fossero stati gli amplificatori, i microfoni, le bibite, i cellulari, le macchine fotografiche(nostre)… poteva sembrare di esser  tornati indietro di un centinaio d’anni!                                                                        Per non parlare poi della meraviglia dei malgasci nel vedere una bimba “vazaha”: tutti facevano a gara nel prendere in braccio Gemma e fare una foto con lei; per fortuna è una bimba che non piange mai!
Pochi giorni dopo, con ancora negli occhi queste immagini uniche; è arrivata la settimana del “grande controllo” di Maharivo. Ovvero i sette giorni di maggior lavoro dell’anno.                                                        Cioè i medici di Antsirabè(dove c’è un centro ortopedico e di riabilitazione molto grosso) hanno fatto visite per quattro giorni, di tutti i malati del distretto di Ambositra presi in carico dall’Akanin’ny Marary; dalle 8 del mattino alle 19.30 di sera con poche pause in mezzo.                                                                             L’equipe di medici, fisioterapisti e tecnici ortopedici era indipendente; noi dovevamo cercare le cartelle dei malati, far la registrazione di quello che avevano fatto e registrare i malati nuovi.                                               E’ stata una bellissima occasione per rivedere tanti malati che eran già tornati a casa;, e poi per lavorare d’equipe, insieme a tutti gli aide-kinè, con cui non lavoro quasi mai.                                                                        I medici venivano da un'altra settimana in “brousse” di visite, ogni giorno in un posto diverso; eppure hanno lavorato veramente sodo. In tutto, in queste due settimane, hanno visitato 912 malati, di cui solo 10 sono stati definiti guariti, più della metà indirizzati a fisioterapia, più di un centinaio all’atelier per ortesi, busti, protesi, scarpe ortopediche, stampelle e bastoni; i rimanenti all’ospedale per radiografie o operazioni e quasi tutti alla farmacia per le medicine!                                                                                                                                      Questi sono i momenti più belli del “nostro” lavoro qui, in cui ti si palesa l’enorme servizio dato ai malati in questi anni dall’Akanin’ny Marary; e dove le difficoltà quotidiane e le incomprensioni svaniscono.
Un altro momento bello di questo mese, è stata la settimana scorsa: sono rimasta a casa da sola, perché Don Giovanni era a far servizio in foresta dagli Zafimaniry; e Martina e Andrea ad Antananarivo per riposarsi. Difatti anche loro hanno avuto un mese intenso, pieno di formazioni con Ernesto, lo psichiatra italiano che li segue nel loro progetto sui malati mentali; appena tornato in Italia.                                                E così, un po’ per prudenza, e un po’ perché mi sembrava insensato rimaner a casa da sola; sono andata a stare in casa della carità qualche giorno.                                                                                                                       E’ un ambiente che già conoscevo certo, da cui passo quasi ogni giorno; ma viverci è un'altra cosa. Tornavo a casa dopo il lavoro con la carica di condividere le cose quotidiane e i servizi con i tanti ospiti, “stagere” e suore; e gli inutili pensieri o paure magicamente sparivano. Anche se è durato pochi giorni, mi ha ricordato molto il mio periodo italiano in casa della carità a Fontanaluccia. E’ come se i poveri e i “semplici” riuscissero sempre a rasserenarmi, nessuno lì ti giudica, ti prendono come sei.
Questo periodo sereno è stato turbato dalle tristi notizie dall’Italia sul terremoto: ci si sente impotenti di fronte alla “forza della natura”, e ancora di più se sei così lontano da non poter consolare, e star vicino a chi vuoi bene! Quello che posso fare è continuare a ricordarli nella preghiera, sperando che questo periodo “snervante” finisca presto!
Il 31 maggio infine, abbiamo avuto la festa dei 45 anni dell’Akanin’ny Marary; con messa presediuta dal vescovo e rinfresco nel grande palco in giardino.                                                                                                          Il tutto abbastanza semplice, però con i dipendenti e i malati tirati a lucido; tanto che mi sentivo un po’ stracciona! Purtroppo al rinfresco ero rimasta l’unica di Rtm, per cui mio malgrado, sono stata chiamata dal vescovo per fare la foto del taglio della torta con i “big” (tra cui la “Mamera” della casa della carità e Raimond, malato e attuale giardiniere del Foyer!); proprio come a un matrimonio!
CI sarebbero altre mille cose da dire come al solito, ma mi sono già dilungata troppo come sempre.
Un abbraccio a tutti!
Veloma  
 Anna

martedì 1 maggio 2012

Aprile...triste partire!


  
                                                                                                                         Ambositra, 1 maggio 2012  Ciao a tutti!
Come state? Avete passato una buona Pasqua?                                                                                               Fonti certe mi dicono che in Italia è iniziato il caldo, mentre qui, esattamente all’opposto; inizia la stagione secca e fredda. E qui in montagna il freddo si fa già sentire, più in casa che fuori!
Aprile è stato un mese piuttosto pieno, tant’è che mi accorgo ora che è arrivato maggio.                             A partire dalla Settimana Santa e Pasqua, che abbiamo passato molto semplicemente ad Ambositra riscoprendo il bello di passare giornate tranquille in comunità, andare a trovare i malati; o il brutto di aver scelto il posto sbagliato per la messa del Venerdì Santo: in cattedrale 5 ore e mezza, di cui 2 in processione per baciar la croce! Per fortuna la veglia del Sabato Santo abbiamo scelto bene e siamo andati al Foyer con i malati: semplice e famigliare, esattamente quello che cercavo.                                                                                                        Anche a Pasquetta ho avuto il privilegio di star in mezzo a tanta gente: siamo andati a far festa a casa delle suore mariste, invitati da suor Luigina; missionaria bergamasca di cui probabilmente vi ho già parlato. Con noi c’erano QUASI tutti gli ospiti della casa della carità (evento più unico che raro!), i bambini di “Fanomezantsoa”, i poveri e i bambini dei dintorni e dopo, ci hanno raggiunto le donne del carcere portate da Don Giovanni; e i malati rimasti al Foyer per le feste, portati da Luciano.                                                     Ecco, la mia immagine della Pasqua si riassume in un fatto di quel giorno: una carcerata che scende correndo dalla macchina, impaziente di abbracciare i suoi figli; due bambini della casa famiglia “Fanomezantsoa” che riesce a vedere, solo in carcere, ogni due settimane circa.   
Le due settimane successive sono ripartita per la Rèbc (riabilitazione a base comunitaria, cioè nei villaggi in campagna), questa volta ad Ambovombè, a circa 2 di taxi brousse da Ambositra; più o meno variabili in base alle “voragini” che si incontrano per strada (chiamarle “buche” non gli avrebbe dato giustizia!). Per fortuna il nostro autista caricava pietre durante il viaggio, che poi utilizzava per riempire le buche più grosse!                                                                                                                                                                                  E’ stata un esperienza bella e strana allo stesso tempo: per la prima volta da sola in brousse, ho potuto mettermi in gioco maggiormente con malati e colleghi, ma l’esser l’unica italiana e “vazaha” non solo nel luogo dove lavori, ma in tutto il paese;  ti fa anche apprezzare molto l’essere sostenuta da una comunità.                
Tornata a casa dopo la prima settimana, abbiamo riaccolto Annarì, rientrata dalla sua esperienza di servizio all’ospedale di Ampajimanjeva; dove ha potuto sfruttare al massimo le sue competenze di tecnico di radiologia, e vivere in un contesto malgascio, completamente diverso da quello di Ambositra.                          E’ arrivato poi il suo ultimo weekend, bello denso di “veloma”in ogni luogo, usanza molto sentita perché, se non passi prima di tornare a casa, anche solo per un breve saluto; viene inteso che ti sei trovato male in quel posto. E così il venerdì pomeriggio, dopo un veloma “classico” all’Akanin’ny Marary, è partito qualcosa di meno “classico”: una caccia al tesoro con tappe nei posti a lei cari più prova annessa! I momenti più belli sono stati la “pizzica”ballata davanti a tutti i malati, e la “vestizione”in casa della carità, dove una suora le ha messo il velo! Insomma un successone, e a Maharivo avranno di che parlare per un bel po’.                                                                                                                                                                               Poi siamo partite per Tanà, dove invece abbiamo raggiunto il culmine, nel picnic all’osservatorio astronomico; da dove potevi ammirare tutta la città! Il momento del saluto è stato difficile come prevedevo, e anche i giorni successivi a casa; poiché non è così scontato passare dal condividere ogni momento della giornata con una persona, al non vederla proprio per un bel po’!  
Non posso fare a meno di ringraziare Anna Rita per tutto quello che abbiamo condiviso in questi sei mesi, e per l’esempio che mi ha sempre dato; soprattutto nel “lasciarsi cambiare”in meglio dalle situazioni e dalle persone.                                                                                                                                                   Le faccio un mega in bocca al lupo per questo cammino che ora proseguirà in Italia, e che potremmo continuare a condividere una volta tornata a casa.                                                                                                                            

Poi la scorsa settimana ho ripreso a lavorare qui a Maharivo, dove l’attività prosegue a pieno ritmo; e ci si prepara per il grande controllo con i medici a metà maggio.                                                                                Abbiamo anche fatto il “veloma”a Filippo, che ha concluso il suo mese di studio intensivo di malgascio; rivelandosi un vero “tutto fare”, anzi, lo dico per le ragazze all’ascolto: un uomo da sposare!                 Anche a lui faccio i miei migliori auguri per l’inizio del suo servizio a Manakara.

Vi chiedo infine di ricordare la nostra comunità che sta vivendo momenti di grandi cambiamenti, perché, come diceva Madre Teresa:

Quando ho fame,                                                                                                                                               dammi qualcuno che ha bisogno di cibo.                                                                                                                       Quando ho sete,                                                                                                                                                   dammi qualcuno che ha bisogno di una bevanda.                                                                                             Quando ho freddo,                                                                                                                                          mandami quacuno da scaldare.                                                                                                                                                        Quando ho un dispiacere,                                                                                                                                   offrimi qualcuno da consolare.                                                                                                                          Quando la mia croce diventa pesante,                                                                                                                 fammi anche condividere la croce degli altri.                                                                                                        Quando sono povero,                                                                                                                                               guidami da qualcuno che è più povero di me.                                                                                                     Quando non ho tempo,                                                                                                                                            dammi qualcuno al quale io possa dedicare un po’ del mio tempo.                                                                            Quando sono umiliato,                                                                                                                                                               fa che io abbia qualcuno da lodare.                                                                                                                          Quando sono scoraggiato,                                                                                                                                      mandami qualcuno da incoraggiare.                                                                                                                     Quando ho bisogno della comprensione degli altri,                                                                                                      dammi qualcuno che abbia bisono della mia comprensione.                                                                                      Quando sento il bisogno che ci si occupi di me,                                                                                                               mandami qualcuno di cui occuparmi.                                                                                                                         Quando penso solo a me stesso,                                                                                                                                     “DIRIGI”la mia attenzione su un'altra persona.

Mandra Phiaona
Anna
                                                                                                                                         

martedì 3 aprile 2012

marzo marzo pazzerello...


Un altro mese è passato e ancora una volta mi fermo incredula a riguardare le mille emozioni e la tanta gente incontrata...
Marzo è iniziato e con la “riabilitazione a base comunitaria”(rbc), ovvero la fisioterapia nei villaggi in campagna, in una stanza offerta dalla comunità, la quale dovrebbe prendersi cura del malato gestendo le cose più pratiche come il cibo, fino all'organizzazione di “approfondimenti” per i malati, di qualsiasi genere, dal pastore al dottore.
E così io e Annarì abbiamo aiutato per una settimana Cristine e Jean Didier, i due aide-kinè dell'Akanin'ny Marary che lavorano a Sandrandahi, a un oretta da Ambositra.
Quando abbiamo visto l'accoglienza delle suore dove alloggiavamo, e della gente del posto; ci è stato subito chiaro che avremmo vissuto una settimana da privilegiate.
Difatti mentre noi dormivamo in questa casa gigantesca a 3 km dalla sala di riabilitazione, i due aide kinè avevano affittato due minuscole stanze dove dormivano e cucinavano.
Anche per il cibo è stata una dura lotta: siamo passate dal mangiar con il prete mentre gli altri due mangiavano in un hotely (una specie di trattoria malgascia molto molto sobria!); a pagare noi riso e loaka (contorno) e cucinarcelo in casa di una entusiasta signora, che aveva offerto una stanza e la “fatapera”(il fornello tipico malgascio)!
Al centro abbiamo capito subito che era “leggermente” diverso da Maharivo, ad Ambositra: 3 stanzette che facevano anche da camere da letto per i malati che abitavano più lontano; e in 2 di queste; con materassi per terra, qualche gioco e qualche stampella o deambulatore rotto... facevamo fisioterapia! Dei 60 malati convocati se ne sono presentati 40, da fare tutti ogni giorno e noi eravamo in 4; per cui davvero davamo una mano!
L'altra cosa bella, è che si creava un vero clima familiare e, nonostante il poco tempo passato insieme; sono riuscita a creare relazioni con i malati molto più che a Maharivo purtroppo! Tant'è che l'ultimo giorno, dopo la foto di gruppo con tutti i malati; è stata dura salire sul taxi brousse e salutarli.
Le due settimane dopo sono andata alla rbc. ad Ambohimiadana, una parrocchia di Ambositra; infatti anche in città si fa la rbc, poiché al foyer dovrebbero venire solo i casi acuti o più gravi. Qui si sono presentati molti meno persone rispetto alle convocazioni, e io ho sentito molto meno forte il legame con i malati: perché tornavamo noi e loro a casa, o per il clima meno raccolto o forse semplicemente per i volti e gli sguardi delle persone già incontrate in un esperienza così forte; che nella mia testa faticavano a lasciar il posto ad altre.
A fine mese abbiamo accolto qui ad Ambositra tutti i volontari per il ritiro di Pasqua, ma gli amici del sud sono stati un po' sfortunati a causa di una strada rotta, per cui sono arrivati un giorno dopo con un viaggio di 12 ore! Il ritiro lo ha tenuto don Gabriele, direttore del centro missionario di Reggio, venuto in visita alla missione per tutto il mese di marzo.
Eravamo immersi nel bosco e nelle cascate dei frati di Analabe (dentro la grande foresta) di Ambositra; ottimo per il silenzio e la meditazione.
 E' stato interessante anche il momento di confronto per comunità subito dopo il ritiro, soprattutto per dare un riscontro da portare in Italia a Don Gabriele; poi ultima riunione della giornata: un incontro con responsabili dei Servi della Chiesa e Case della Carità che, insieme a Reggio Terzo Mondo, fanno parte dell'equipe missionaria della diocesi di Reggio. Ci si è domandato quanto ancora avesse senso parlare di “equipe” dopo circa 45 anni e la grossa espansione delle tre “componenti”. Non si sono date risposte ma fissati appuntamenti comuni...è già qualcosa.
Questo intenso fine settimana si è concluso il lunedì con la festa del mistero della “nostra”casa della carità, che come al solito ci ha mostrato come festeggiare in modo semplice ma efficace.
In teoria dovevano ripartire tutti tra lunedì e martedì ma, sempre i nostri amici del sud, ogni mattina si risvegliavano, dopo aver preparato zaino ed esser pronti a partire...con la dolce notizia che la strada non era ancora riparata! Infatti i danni dell'ultimo ciclone si sono fatti sentire al sud, e quel pezzo di strada è completamente crollato; tanto da dover far arrivare un container per riempire letteralmente il buco!
Poi finalmente il venerdì, dopo 3 giorni di attesa, è arrivata la tanto attesa notizia: “afaka mandeha” (si può passare)! Con loro è partita anche un pezzo fondamentale della nostra comunità: Anna Rita, che scende ad Ampajimanjeva per due settimane, per far formazione ai tecnici di radiologia dell'ospedale; e a cui tutti noi auguriamo il meglio.
Concludo rendendovi partecipi dell'ultima cosa bella successa: in questi giorni ho preso il coraggio e ho fatto ciò che da tanto sognavo di fare: andare da un artigiano del legno per imparare tutto! Sono così andata per due volte a casa di Albert, nostro artigiano di fiducia, che con pazienza mi mostrava dove e come mettere le mani e i “piedi”; poiché i malgasci lavorano seduti per terra o su un panchetto, e tengono fermo il legno con i piedi, dato che devono continuamente girare il pezzo e le mani sono occupate da scalpello e martello. Stare a casa sua, in mezzo alla sua famiglia, a imparare il loro lavoro, e con un paesaggio fantastico davanti...mi è sembrato un privilegio enorme. Inoltre sono sempre più convinta che il lavoro manuale faccia bene al corpo e allo spirito: ti riempe di fatica il corpo ma ti svuota la mente, e ciò che hai prodotto con le tue mani, vale più di tanti altri oggetti; tant'è che fai fatica a tenerlo per te ma lo devi donare a qualcuno a cui tieni.
Ah già dimenticavo, sabato scorso è arrivato in Madagascar Filippo, il secondo servizio civilista di Rtm, un dottore “nuovo di pacca”(si è laureato il giorno prima di partire!) che come al solito, passerà qui un mese per il corso di malgascio; e già ci stupisce con la sua voglia di imparare e conoscere gente!
Oggi abbiamo celebrato la domenica delle palme in carcere come ogni domenica, con delle vere proprie palme; è stato un altra emozione legger la passione di Gesù insieme a persone che possono sicuramente comprendere meglio la sua sofferenza, perchè come lui sono state arrestate, sbeffeggiate e picchiate.
Auguro a tutti una buona settimana santa e una buona Pasqua, all'insegna del ringraziamento della grande fortuna che avete nella vostra vita!

A presto, veloma!

Anna

marzo marzo pazzerello...


Un altro mese è passato e ancora una volta mi fermo incredula a riguardare le mille emozioni e la tanta gente incontrata...
Marzo è iniziato e con la “riabilitazione a base comunitaria”(rbc), ovvero la fisioterapia nei villaggi in campagna, in una stanza offerta dalla comunità, la quale dovrebbe prendersi cura del malato gestendo le cose più pratiche come il cibo, fino all'organizzazione di “approfondimenti” per i malati, di qualsiasi genere, dal pastore al dottore.
E così io e Annarì abbiamo aiutato per una settimana Cristine e Jean Didier, i due aide-kinè dell'Akanin'ny Marary che lavorano a Sandrandahi, a un oretta da Ambositra.
Quando abbiamo visto l'accoglienza delle suore dove alloggiavamo, e della gente del posto; ci è stato subito chiaro che avremmo vissuto una settimana da privilegiate.
Difatti mentre noi dormivamo in questa casa gigantesca a 3 km dalla sala di riabilitazione, i due aide kinè avevano affittato due minuscole stanze dove dormivano e cucinavano.
Anche per il cibo è stata una dura lotta: siamo passate dal mangiar con il prete mentre gli altri due mangiavano in un hotely (una specie di trattoria malgascia molto molto sobria!); a pagare noi riso e loaka (contorno) e cucinarcelo in casa di una entusiasta signora, che aveva offerto una stanza e la “fatapera”(il fornello tipico malgascio)!
Al centro abbiamo capito subito che era “leggermente” diverso da Maharivo, ad Ambositra: 3 stanzette che facevano anche da camere da letto per i malati che abitavano più lontano; e in 2 di queste; con materassi per terra, qualche gioco e qualche stampella o deambulatore rotto... facevamo fisioterapia! Dei 60 malati convocati se ne sono presentati 40, da fare tutti ogni giorno e noi eravamo in 4; per cui davvero davamo una mano!
L'altra cosa bella, è che si creava un vero clima familiare e, nonostante il poco tempo passato insieme; sono riuscita a creare relazioni con i malati molto più che a Maharivo purtroppo! Tant'è che l'ultimo giorno, dopo la foto di gruppo con tutti i malati; è stata dura salire sul taxi brousse e salutarli.
Le due settimane dopo sono andata alla rbc. ad Ambohimiadana, una parrocchia di Ambositra; infatti anche in città si fa la rbc, poiché al foyer dovrebbero venire solo i casi acuti o più gravi. Qui si sono presentati molti meno persone rispetto alle convocazioni, e io ho sentito molto meno forte il legame con i malati: perché tornavamo noi e loro a casa, o per il clima meno raccolto o forse semplicemente per i volti e gli sguardi delle persone già incontrate in un esperienza così forte; che nella mia testa faticavano a lasciar il posto ad altre.
A fine mese abbiamo accolto qui ad Ambositra tutti i volontari per il ritiro di Pasqua, ma gli amici del sud sono stati un po' sfortunati a causa di una strada rotta, per cui sono arrivati un giorno dopo con un viaggio di 12 ore! Il ritiro lo ha tenuto don Gabriele, direttore del centro missionario di Reggio, venuto in visita alla missione per tutto il mese di marzo.
Eravamo immersi nel bosco e nelle cascate dei frati di Analabe (dentro la grande foresta) di Ambositra; ottimo per il silenzio e la meditazione.
 E' stato interessante anche il momento di confronto per comunità subito dopo il ritiro, soprattutto per dare un riscontro da portare in Italia a Don Gabriele; poi ultima riunione della giornata: un incontro con responsabili dei Servi della Chiesa e Case della Carità che, insieme a Reggio Terzo Mondo, fanno parte dell'equipe missionaria della diocesi di Reggio. Ci si è domandato quanto ancora avesse senso parlare di “equipe” dopo circa 45 anni e la grossa espansione delle tre “componenti”. Non si sono date risposte ma fissati appuntamenti comuni...è già qualcosa.
Questo intenso fine settimana si è concluso il lunedì con la festa del mistero della “nostra”casa della carità, che come al solito ci ha mostrato come festeggiare in modo semplice ma efficace.
In teoria dovevano ripartire tutti tra lunedì e martedì ma, sempre i nostri amici del sud, ogni mattina si risvegliavano, dopo aver preparato zaino ed esser pronti a partire...con la dolce notizia che la strada non era ancora riparata! Infatti i danni dell'ultimo ciclone si sono fatti sentire al sud, e quel pezzo di strada è completamente crollato; tanto da dover far arrivare un container per riempire letteralmente il buco!
Poi finalmente il venerdì, dopo 3 giorni di attesa, è arrivata la tanto attesa notizia: “afaka mandeha” (si può passare)! Con loro è partita anche un pezzo fondamentale della nostra comunità: Anna Rita, che scende ad Ampajimanjeva per due settimane, per far formazione ai tecnici di radiologia dell'ospedale; e a cui tutti noi auguriamo il meglio.
Concludo rendendovi partecipi dell'ultima cosa bella successa: in questi giorni ho preso il coraggio e ho fatto ciò che da tanto sognavo di fare: andare da un artigiano del legno per imparare tutto! Sono così andata per due volte a casa di Albert, nostro artigiano di fiducia, che con pazienza mi mostrava dove e come mettere le mani e i “piedi”; poiché i malgasci lavorano seduti per terra o su un panchetto, e tengono fermo il legno con i piedi, dato che devono continuamente girare il pezzo e le mani sono occupate da scalpello e martello. Stare a casa sua, in mezzo alla sua famiglia, a imparare il loro lavoro, e con un paesaggio fantastico davanti...mi è sembrato un privilegio enorme. Inoltre sono sempre più convinta che il lavoro manuale faccia bene al corpo e allo spirito: ti riempe di fatica il corpo ma ti svuota la mente, e ciò che hai prodotto con le tue mani, vale più di tanti altri oggetti; tant'è che fai fatica a tenerlo per te ma lo devi donare a qualcuno a cui tieni.
Ah già dimenticavo, sabato scorso è arrivato in Madagascar Filippo, il secondo servizio civilista di Rtm, un dottore “nuovo di pacca”(si è laureato il giorno prima di partire!) che come al solito, passerà qui un mese per il corso di malgascio; e già ci stupisce con la sua voglia di imparare e conoscere gente!
Oggi abbiamo celebrato la domenica delle palme in carcere come ogni domenica, con delle vere proprie palme; è stato un altra emozione legger la passione di Gesù insieme a persone che possono sicuramente comprendere meglio la sua sofferenza, perchè come lui sono state arrestate, sbeffeggiate e picchiate.
Auguro a tutti una buona settimana santa e una buona Pasqua, all'insegna del ringraziamento della grande fortuna che avete nella vostra vita!

A presto, veloma!

Anna