sabato 2 giugno 2012


Ambositra, 2 giugno 2012
Salama a tutti amici!
Vi continuo a disturbare mese dopo mese, cercando di rendere un centesimo di quello che sto vivendo.
Il mese di maggio è stato pieno di sorprese: la prima di tutte il viaggio a Tsiroanomandidy insieme a Don Giovanni e Luca. Tsiroanomandidy era la comunità di volontari a nord ovest, a circa tre ore e mezza di macchina da Antananarivo; composta dalla famiglia Sacchetti(?): Goffredo ed Elisa (conosciuti in Madagascar) e la loro bimba di tre mesi e mezzo, Gemma Felana (nata in Madagascar e quindi con secondo nome malgascio, che significa “petalo”). Qui in un anno, sono riusciti a costruire, con l’aiuto della popolazione (e l’esperienza di Goffredo ormai ventennale in Madagascar!), due acquedotti, pompe solari e pozzi.  Essendo un po’ i più “isolati” e aggiungendo il fatto che sono tornati in Italia domenica scorsa…ho preso al volo l’ultima occasione per visitare quest’altro pezzetto di Madagascar.                                          Come al solito, i viaggi in macchina all’interno dell’isola rossa non deludono mai: dal verde e rigoglioso altopiano, più si andava verso l’ovest, più gli alberi diminuivano; rimanendo immense colline verdi disabitate che, come il vero “far west”, nella stagione secca diventano gialle come la savana.                  E’ una regione non molto abitata, il boom lo si è avuto negli anni 80, quando a causa della crisi, c’è stata una grande immigrazione; difatti non ci sono dialetti o tribù predominanti, ma una grande mescolanza. E’ anche una delle zone in cui il problema dell’acqua si sente maggiormente, per questo il loro progetto è stato particolarmente “partecipato”. Per farvi un esempio, per far un acquedotto in una zona, a causa di villaggi che non hanno accettato la collaborazione; si è dovuto attigere l’acqua da una sorgente a 12 km. Era necessario però scavare 12 km per il tubo, e così, i villaggi si sono riuniti e messi d’accordo, si è calcolato la forza lavoro e 1500 persone in 3 giorni hanno finito il lavoro; scavando circa 12 metri a testa che, per una popolazione a stragrande maggioranza di agricoltori, non è niente.
Vi dico questo per introdurvi a quello che abbiamo vissuto nei tre giorni a Tsiroanomandidy: abbiamo avuto la grande fortuna di condividere con Goffredo, Elisa e Gemma le loro ultime due inaugurazioni, di una pompa solare e di un acquedotto.
Per darvi un idea, nel secondo villaggio, siamo stati accolti da una delegazione di moto e macchine con bandierine del Madagascar fuori dal villaggio; poi siamo entrati e lì c’erano due file di centinaia di persone ai lati della strada con bandiere dell’Italia e del Madagascar, striscioni e canti corali. Più o meno mi ricordavano i coortei presidenziali dei film americani, un attimo più sobri!
Prima il programma di protocollo: alza bandiera delle due bandiere e inno nazionale malgascio, discorsi delle autorità, taglio del nastro di una fontana (una delle 8 del villaggio) e pranzo.                                            Poi il programma un po’ più festoso (dopo che le autorità se ne erano andate!: vari balli e canti per ogni fontana, in cui, in almeno in uno di questi canti, si nominava Goffredo; giustamente storpiato in “Goffireti” o “Goffredi”. Dopo i canti e i balli, ogni corpo di ballo della fontana, offriva i doni alla famiglia: riso, arachidi, zucche, avocadi, banane fino alle galline vive e una papera! Siamo tornati a casa con il pick-up pieno zeppo di roba!                                                                                                                                                                                Se non ci fossero stati gli amplificatori, i microfoni, le bibite, i cellulari, le macchine fotografiche(nostre)… poteva sembrare di esser  tornati indietro di un centinaio d’anni!                                                                        Per non parlare poi della meraviglia dei malgasci nel vedere una bimba “vazaha”: tutti facevano a gara nel prendere in braccio Gemma e fare una foto con lei; per fortuna è una bimba che non piange mai!
Pochi giorni dopo, con ancora negli occhi queste immagini uniche; è arrivata la settimana del “grande controllo” di Maharivo. Ovvero i sette giorni di maggior lavoro dell’anno.                                                        Cioè i medici di Antsirabè(dove c’è un centro ortopedico e di riabilitazione molto grosso) hanno fatto visite per quattro giorni, di tutti i malati del distretto di Ambositra presi in carico dall’Akanin’ny Marary; dalle 8 del mattino alle 19.30 di sera con poche pause in mezzo.                                                                             L’equipe di medici, fisioterapisti e tecnici ortopedici era indipendente; noi dovevamo cercare le cartelle dei malati, far la registrazione di quello che avevano fatto e registrare i malati nuovi.                                               E’ stata una bellissima occasione per rivedere tanti malati che eran già tornati a casa;, e poi per lavorare d’equipe, insieme a tutti gli aide-kinè, con cui non lavoro quasi mai.                                                                        I medici venivano da un'altra settimana in “brousse” di visite, ogni giorno in un posto diverso; eppure hanno lavorato veramente sodo. In tutto, in queste due settimane, hanno visitato 912 malati, di cui solo 10 sono stati definiti guariti, più della metà indirizzati a fisioterapia, più di un centinaio all’atelier per ortesi, busti, protesi, scarpe ortopediche, stampelle e bastoni; i rimanenti all’ospedale per radiografie o operazioni e quasi tutti alla farmacia per le medicine!                                                                                                                                      Questi sono i momenti più belli del “nostro” lavoro qui, in cui ti si palesa l’enorme servizio dato ai malati in questi anni dall’Akanin’ny Marary; e dove le difficoltà quotidiane e le incomprensioni svaniscono.
Un altro momento bello di questo mese, è stata la settimana scorsa: sono rimasta a casa da sola, perché Don Giovanni era a far servizio in foresta dagli Zafimaniry; e Martina e Andrea ad Antananarivo per riposarsi. Difatti anche loro hanno avuto un mese intenso, pieno di formazioni con Ernesto, lo psichiatra italiano che li segue nel loro progetto sui malati mentali; appena tornato in Italia.                                                E così, un po’ per prudenza, e un po’ perché mi sembrava insensato rimaner a casa da sola; sono andata a stare in casa della carità qualche giorno.                                                                                                                       E’ un ambiente che già conoscevo certo, da cui passo quasi ogni giorno; ma viverci è un'altra cosa. Tornavo a casa dopo il lavoro con la carica di condividere le cose quotidiane e i servizi con i tanti ospiti, “stagere” e suore; e gli inutili pensieri o paure magicamente sparivano. Anche se è durato pochi giorni, mi ha ricordato molto il mio periodo italiano in casa della carità a Fontanaluccia. E’ come se i poveri e i “semplici” riuscissero sempre a rasserenarmi, nessuno lì ti giudica, ti prendono come sei.
Questo periodo sereno è stato turbato dalle tristi notizie dall’Italia sul terremoto: ci si sente impotenti di fronte alla “forza della natura”, e ancora di più se sei così lontano da non poter consolare, e star vicino a chi vuoi bene! Quello che posso fare è continuare a ricordarli nella preghiera, sperando che questo periodo “snervante” finisca presto!
Il 31 maggio infine, abbiamo avuto la festa dei 45 anni dell’Akanin’ny Marary; con messa presediuta dal vescovo e rinfresco nel grande palco in giardino.                                                                                                          Il tutto abbastanza semplice, però con i dipendenti e i malati tirati a lucido; tanto che mi sentivo un po’ stracciona! Purtroppo al rinfresco ero rimasta l’unica di Rtm, per cui mio malgrado, sono stata chiamata dal vescovo per fare la foto del taglio della torta con i “big” (tra cui la “Mamera” della casa della carità e Raimond, malato e attuale giardiniere del Foyer!); proprio come a un matrimonio!
CI sarebbero altre mille cose da dire come al solito, ma mi sono già dilungata troppo come sempre.
Un abbraccio a tutti!
Veloma  
 Anna

martedì 1 maggio 2012

Aprile...triste partire!


  
                                                                                                                         Ambositra, 1 maggio 2012  Ciao a tutti!
Come state? Avete passato una buona Pasqua?                                                                                               Fonti certe mi dicono che in Italia è iniziato il caldo, mentre qui, esattamente all’opposto; inizia la stagione secca e fredda. E qui in montagna il freddo si fa già sentire, più in casa che fuori!
Aprile è stato un mese piuttosto pieno, tant’è che mi accorgo ora che è arrivato maggio.                             A partire dalla Settimana Santa e Pasqua, che abbiamo passato molto semplicemente ad Ambositra riscoprendo il bello di passare giornate tranquille in comunità, andare a trovare i malati; o il brutto di aver scelto il posto sbagliato per la messa del Venerdì Santo: in cattedrale 5 ore e mezza, di cui 2 in processione per baciar la croce! Per fortuna la veglia del Sabato Santo abbiamo scelto bene e siamo andati al Foyer con i malati: semplice e famigliare, esattamente quello che cercavo.                                                                                                        Anche a Pasquetta ho avuto il privilegio di star in mezzo a tanta gente: siamo andati a far festa a casa delle suore mariste, invitati da suor Luigina; missionaria bergamasca di cui probabilmente vi ho già parlato. Con noi c’erano QUASI tutti gli ospiti della casa della carità (evento più unico che raro!), i bambini di “Fanomezantsoa”, i poveri e i bambini dei dintorni e dopo, ci hanno raggiunto le donne del carcere portate da Don Giovanni; e i malati rimasti al Foyer per le feste, portati da Luciano.                                                     Ecco, la mia immagine della Pasqua si riassume in un fatto di quel giorno: una carcerata che scende correndo dalla macchina, impaziente di abbracciare i suoi figli; due bambini della casa famiglia “Fanomezantsoa” che riesce a vedere, solo in carcere, ogni due settimane circa.   
Le due settimane successive sono ripartita per la Rèbc (riabilitazione a base comunitaria, cioè nei villaggi in campagna), questa volta ad Ambovombè, a circa 2 di taxi brousse da Ambositra; più o meno variabili in base alle “voragini” che si incontrano per strada (chiamarle “buche” non gli avrebbe dato giustizia!). Per fortuna il nostro autista caricava pietre durante il viaggio, che poi utilizzava per riempire le buche più grosse!                                                                                                                                                                                  E’ stata un esperienza bella e strana allo stesso tempo: per la prima volta da sola in brousse, ho potuto mettermi in gioco maggiormente con malati e colleghi, ma l’esser l’unica italiana e “vazaha” non solo nel luogo dove lavori, ma in tutto il paese;  ti fa anche apprezzare molto l’essere sostenuta da una comunità.                
Tornata a casa dopo la prima settimana, abbiamo riaccolto Annarì, rientrata dalla sua esperienza di servizio all’ospedale di Ampajimanjeva; dove ha potuto sfruttare al massimo le sue competenze di tecnico di radiologia, e vivere in un contesto malgascio, completamente diverso da quello di Ambositra.                          E’ arrivato poi il suo ultimo weekend, bello denso di “veloma”in ogni luogo, usanza molto sentita perché, se non passi prima di tornare a casa, anche solo per un breve saluto; viene inteso che ti sei trovato male in quel posto. E così il venerdì pomeriggio, dopo un veloma “classico” all’Akanin’ny Marary, è partito qualcosa di meno “classico”: una caccia al tesoro con tappe nei posti a lei cari più prova annessa! I momenti più belli sono stati la “pizzica”ballata davanti a tutti i malati, e la “vestizione”in casa della carità, dove una suora le ha messo il velo! Insomma un successone, e a Maharivo avranno di che parlare per un bel po’.                                                                                                                                                                               Poi siamo partite per Tanà, dove invece abbiamo raggiunto il culmine, nel picnic all’osservatorio astronomico; da dove potevi ammirare tutta la città! Il momento del saluto è stato difficile come prevedevo, e anche i giorni successivi a casa; poiché non è così scontato passare dal condividere ogni momento della giornata con una persona, al non vederla proprio per un bel po’!  
Non posso fare a meno di ringraziare Anna Rita per tutto quello che abbiamo condiviso in questi sei mesi, e per l’esempio che mi ha sempre dato; soprattutto nel “lasciarsi cambiare”in meglio dalle situazioni e dalle persone.                                                                                                                                                   Le faccio un mega in bocca al lupo per questo cammino che ora proseguirà in Italia, e che potremmo continuare a condividere una volta tornata a casa.                                                                                                                            

Poi la scorsa settimana ho ripreso a lavorare qui a Maharivo, dove l’attività prosegue a pieno ritmo; e ci si prepara per il grande controllo con i medici a metà maggio.                                                                                Abbiamo anche fatto il “veloma”a Filippo, che ha concluso il suo mese di studio intensivo di malgascio; rivelandosi un vero “tutto fare”, anzi, lo dico per le ragazze all’ascolto: un uomo da sposare!                 Anche a lui faccio i miei migliori auguri per l’inizio del suo servizio a Manakara.

Vi chiedo infine di ricordare la nostra comunità che sta vivendo momenti di grandi cambiamenti, perché, come diceva Madre Teresa:

Quando ho fame,                                                                                                                                               dammi qualcuno che ha bisogno di cibo.                                                                                                                       Quando ho sete,                                                                                                                                                   dammi qualcuno che ha bisogno di una bevanda.                                                                                             Quando ho freddo,                                                                                                                                          mandami quacuno da scaldare.                                                                                                                                                        Quando ho un dispiacere,                                                                                                                                   offrimi qualcuno da consolare.                                                                                                                          Quando la mia croce diventa pesante,                                                                                                                 fammi anche condividere la croce degli altri.                                                                                                        Quando sono povero,                                                                                                                                               guidami da qualcuno che è più povero di me.                                                                                                     Quando non ho tempo,                                                                                                                                            dammi qualcuno al quale io possa dedicare un po’ del mio tempo.                                                                            Quando sono umiliato,                                                                                                                                                               fa che io abbia qualcuno da lodare.                                                                                                                          Quando sono scoraggiato,                                                                                                                                      mandami qualcuno da incoraggiare.                                                                                                                     Quando ho bisogno della comprensione degli altri,                                                                                                      dammi qualcuno che abbia bisono della mia comprensione.                                                                                      Quando sento il bisogno che ci si occupi di me,                                                                                                               mandami qualcuno di cui occuparmi.                                                                                                                         Quando penso solo a me stesso,                                                                                                                                     “DIRIGI”la mia attenzione su un'altra persona.

Mandra Phiaona
Anna
                                                                                                                                         

martedì 3 aprile 2012

marzo marzo pazzerello...


Un altro mese è passato e ancora una volta mi fermo incredula a riguardare le mille emozioni e la tanta gente incontrata...
Marzo è iniziato e con la “riabilitazione a base comunitaria”(rbc), ovvero la fisioterapia nei villaggi in campagna, in una stanza offerta dalla comunità, la quale dovrebbe prendersi cura del malato gestendo le cose più pratiche come il cibo, fino all'organizzazione di “approfondimenti” per i malati, di qualsiasi genere, dal pastore al dottore.
E così io e Annarì abbiamo aiutato per una settimana Cristine e Jean Didier, i due aide-kinè dell'Akanin'ny Marary che lavorano a Sandrandahi, a un oretta da Ambositra.
Quando abbiamo visto l'accoglienza delle suore dove alloggiavamo, e della gente del posto; ci è stato subito chiaro che avremmo vissuto una settimana da privilegiate.
Difatti mentre noi dormivamo in questa casa gigantesca a 3 km dalla sala di riabilitazione, i due aide kinè avevano affittato due minuscole stanze dove dormivano e cucinavano.
Anche per il cibo è stata una dura lotta: siamo passate dal mangiar con il prete mentre gli altri due mangiavano in un hotely (una specie di trattoria malgascia molto molto sobria!); a pagare noi riso e loaka (contorno) e cucinarcelo in casa di una entusiasta signora, che aveva offerto una stanza e la “fatapera”(il fornello tipico malgascio)!
Al centro abbiamo capito subito che era “leggermente” diverso da Maharivo, ad Ambositra: 3 stanzette che facevano anche da camere da letto per i malati che abitavano più lontano; e in 2 di queste; con materassi per terra, qualche gioco e qualche stampella o deambulatore rotto... facevamo fisioterapia! Dei 60 malati convocati se ne sono presentati 40, da fare tutti ogni giorno e noi eravamo in 4; per cui davvero davamo una mano!
L'altra cosa bella, è che si creava un vero clima familiare e, nonostante il poco tempo passato insieme; sono riuscita a creare relazioni con i malati molto più che a Maharivo purtroppo! Tant'è che l'ultimo giorno, dopo la foto di gruppo con tutti i malati; è stata dura salire sul taxi brousse e salutarli.
Le due settimane dopo sono andata alla rbc. ad Ambohimiadana, una parrocchia di Ambositra; infatti anche in città si fa la rbc, poiché al foyer dovrebbero venire solo i casi acuti o più gravi. Qui si sono presentati molti meno persone rispetto alle convocazioni, e io ho sentito molto meno forte il legame con i malati: perché tornavamo noi e loro a casa, o per il clima meno raccolto o forse semplicemente per i volti e gli sguardi delle persone già incontrate in un esperienza così forte; che nella mia testa faticavano a lasciar il posto ad altre.
A fine mese abbiamo accolto qui ad Ambositra tutti i volontari per il ritiro di Pasqua, ma gli amici del sud sono stati un po' sfortunati a causa di una strada rotta, per cui sono arrivati un giorno dopo con un viaggio di 12 ore! Il ritiro lo ha tenuto don Gabriele, direttore del centro missionario di Reggio, venuto in visita alla missione per tutto il mese di marzo.
Eravamo immersi nel bosco e nelle cascate dei frati di Analabe (dentro la grande foresta) di Ambositra; ottimo per il silenzio e la meditazione.
 E' stato interessante anche il momento di confronto per comunità subito dopo il ritiro, soprattutto per dare un riscontro da portare in Italia a Don Gabriele; poi ultima riunione della giornata: un incontro con responsabili dei Servi della Chiesa e Case della Carità che, insieme a Reggio Terzo Mondo, fanno parte dell'equipe missionaria della diocesi di Reggio. Ci si è domandato quanto ancora avesse senso parlare di “equipe” dopo circa 45 anni e la grossa espansione delle tre “componenti”. Non si sono date risposte ma fissati appuntamenti comuni...è già qualcosa.
Questo intenso fine settimana si è concluso il lunedì con la festa del mistero della “nostra”casa della carità, che come al solito ci ha mostrato come festeggiare in modo semplice ma efficace.
In teoria dovevano ripartire tutti tra lunedì e martedì ma, sempre i nostri amici del sud, ogni mattina si risvegliavano, dopo aver preparato zaino ed esser pronti a partire...con la dolce notizia che la strada non era ancora riparata! Infatti i danni dell'ultimo ciclone si sono fatti sentire al sud, e quel pezzo di strada è completamente crollato; tanto da dover far arrivare un container per riempire letteralmente il buco!
Poi finalmente il venerdì, dopo 3 giorni di attesa, è arrivata la tanto attesa notizia: “afaka mandeha” (si può passare)! Con loro è partita anche un pezzo fondamentale della nostra comunità: Anna Rita, che scende ad Ampajimanjeva per due settimane, per far formazione ai tecnici di radiologia dell'ospedale; e a cui tutti noi auguriamo il meglio.
Concludo rendendovi partecipi dell'ultima cosa bella successa: in questi giorni ho preso il coraggio e ho fatto ciò che da tanto sognavo di fare: andare da un artigiano del legno per imparare tutto! Sono così andata per due volte a casa di Albert, nostro artigiano di fiducia, che con pazienza mi mostrava dove e come mettere le mani e i “piedi”; poiché i malgasci lavorano seduti per terra o su un panchetto, e tengono fermo il legno con i piedi, dato che devono continuamente girare il pezzo e le mani sono occupate da scalpello e martello. Stare a casa sua, in mezzo alla sua famiglia, a imparare il loro lavoro, e con un paesaggio fantastico davanti...mi è sembrato un privilegio enorme. Inoltre sono sempre più convinta che il lavoro manuale faccia bene al corpo e allo spirito: ti riempe di fatica il corpo ma ti svuota la mente, e ciò che hai prodotto con le tue mani, vale più di tanti altri oggetti; tant'è che fai fatica a tenerlo per te ma lo devi donare a qualcuno a cui tieni.
Ah già dimenticavo, sabato scorso è arrivato in Madagascar Filippo, il secondo servizio civilista di Rtm, un dottore “nuovo di pacca”(si è laureato il giorno prima di partire!) che come al solito, passerà qui un mese per il corso di malgascio; e già ci stupisce con la sua voglia di imparare e conoscere gente!
Oggi abbiamo celebrato la domenica delle palme in carcere come ogni domenica, con delle vere proprie palme; è stato un altra emozione legger la passione di Gesù insieme a persone che possono sicuramente comprendere meglio la sua sofferenza, perchè come lui sono state arrestate, sbeffeggiate e picchiate.
Auguro a tutti una buona settimana santa e una buona Pasqua, all'insegna del ringraziamento della grande fortuna che avete nella vostra vita!

A presto, veloma!

Anna

marzo marzo pazzerello...


Un altro mese è passato e ancora una volta mi fermo incredula a riguardare le mille emozioni e la tanta gente incontrata...
Marzo è iniziato e con la “riabilitazione a base comunitaria”(rbc), ovvero la fisioterapia nei villaggi in campagna, in una stanza offerta dalla comunità, la quale dovrebbe prendersi cura del malato gestendo le cose più pratiche come il cibo, fino all'organizzazione di “approfondimenti” per i malati, di qualsiasi genere, dal pastore al dottore.
E così io e Annarì abbiamo aiutato per una settimana Cristine e Jean Didier, i due aide-kinè dell'Akanin'ny Marary che lavorano a Sandrandahi, a un oretta da Ambositra.
Quando abbiamo visto l'accoglienza delle suore dove alloggiavamo, e della gente del posto; ci è stato subito chiaro che avremmo vissuto una settimana da privilegiate.
Difatti mentre noi dormivamo in questa casa gigantesca a 3 km dalla sala di riabilitazione, i due aide kinè avevano affittato due minuscole stanze dove dormivano e cucinavano.
Anche per il cibo è stata una dura lotta: siamo passate dal mangiar con il prete mentre gli altri due mangiavano in un hotely (una specie di trattoria malgascia molto molto sobria!); a pagare noi riso e loaka (contorno) e cucinarcelo in casa di una entusiasta signora, che aveva offerto una stanza e la “fatapera”(il fornello tipico malgascio)!
Al centro abbiamo capito subito che era “leggermente” diverso da Maharivo, ad Ambositra: 3 stanzette che facevano anche da camere da letto per i malati che abitavano più lontano; e in 2 di queste; con materassi per terra, qualche gioco e qualche stampella o deambulatore rotto... facevamo fisioterapia! Dei 60 malati convocati se ne sono presentati 40, da fare tutti ogni giorno e noi eravamo in 4; per cui davvero davamo una mano!
L'altra cosa bella, è che si creava un vero clima familiare e, nonostante il poco tempo passato insieme; sono riuscita a creare relazioni con i malati molto più che a Maharivo purtroppo! Tant'è che l'ultimo giorno, dopo la foto di gruppo con tutti i malati; è stata dura salire sul taxi brousse e salutarli.
Le due settimane dopo sono andata alla rbc. ad Ambohimiadana, una parrocchia di Ambositra; infatti anche in città si fa la rbc, poiché al foyer dovrebbero venire solo i casi acuti o più gravi. Qui si sono presentati molti meno persone rispetto alle convocazioni, e io ho sentito molto meno forte il legame con i malati: perché tornavamo noi e loro a casa, o per il clima meno raccolto o forse semplicemente per i volti e gli sguardi delle persone già incontrate in un esperienza così forte; che nella mia testa faticavano a lasciar il posto ad altre.
A fine mese abbiamo accolto qui ad Ambositra tutti i volontari per il ritiro di Pasqua, ma gli amici del sud sono stati un po' sfortunati a causa di una strada rotta, per cui sono arrivati un giorno dopo con un viaggio di 12 ore! Il ritiro lo ha tenuto don Gabriele, direttore del centro missionario di Reggio, venuto in visita alla missione per tutto il mese di marzo.
Eravamo immersi nel bosco e nelle cascate dei frati di Analabe (dentro la grande foresta) di Ambositra; ottimo per il silenzio e la meditazione.
 E' stato interessante anche il momento di confronto per comunità subito dopo il ritiro, soprattutto per dare un riscontro da portare in Italia a Don Gabriele; poi ultima riunione della giornata: un incontro con responsabili dei Servi della Chiesa e Case della Carità che, insieme a Reggio Terzo Mondo, fanno parte dell'equipe missionaria della diocesi di Reggio. Ci si è domandato quanto ancora avesse senso parlare di “equipe” dopo circa 45 anni e la grossa espansione delle tre “componenti”. Non si sono date risposte ma fissati appuntamenti comuni...è già qualcosa.
Questo intenso fine settimana si è concluso il lunedì con la festa del mistero della “nostra”casa della carità, che come al solito ci ha mostrato come festeggiare in modo semplice ma efficace.
In teoria dovevano ripartire tutti tra lunedì e martedì ma, sempre i nostri amici del sud, ogni mattina si risvegliavano, dopo aver preparato zaino ed esser pronti a partire...con la dolce notizia che la strada non era ancora riparata! Infatti i danni dell'ultimo ciclone si sono fatti sentire al sud, e quel pezzo di strada è completamente crollato; tanto da dover far arrivare un container per riempire letteralmente il buco!
Poi finalmente il venerdì, dopo 3 giorni di attesa, è arrivata la tanto attesa notizia: “afaka mandeha” (si può passare)! Con loro è partita anche un pezzo fondamentale della nostra comunità: Anna Rita, che scende ad Ampajimanjeva per due settimane, per far formazione ai tecnici di radiologia dell'ospedale; e a cui tutti noi auguriamo il meglio.
Concludo rendendovi partecipi dell'ultima cosa bella successa: in questi giorni ho preso il coraggio e ho fatto ciò che da tanto sognavo di fare: andare da un artigiano del legno per imparare tutto! Sono così andata per due volte a casa di Albert, nostro artigiano di fiducia, che con pazienza mi mostrava dove e come mettere le mani e i “piedi”; poiché i malgasci lavorano seduti per terra o su un panchetto, e tengono fermo il legno con i piedi, dato che devono continuamente girare il pezzo e le mani sono occupate da scalpello e martello. Stare a casa sua, in mezzo alla sua famiglia, a imparare il loro lavoro, e con un paesaggio fantastico davanti...mi è sembrato un privilegio enorme. Inoltre sono sempre più convinta che il lavoro manuale faccia bene al corpo e allo spirito: ti riempe di fatica il corpo ma ti svuota la mente, e ciò che hai prodotto con le tue mani, vale più di tanti altri oggetti; tant'è che fai fatica a tenerlo per te ma lo devi donare a qualcuno a cui tieni.
Ah già dimenticavo, sabato scorso è arrivato in Madagascar Filippo, il secondo servizio civilista di Rtm, un dottore “nuovo di pacca”(si è laureato il giorno prima di partire!) che come al solito, passerà qui un mese per il corso di malgascio; e già ci stupisce con la sua voglia di imparare e conoscere gente!
Oggi abbiamo celebrato la domenica delle palme in carcere come ogni domenica, con delle vere proprie palme; è stato un altra emozione legger la passione di Gesù insieme a persone che possono sicuramente comprendere meglio la sua sofferenza, perchè come lui sono state arrestate, sbeffeggiate e picchiate.
Auguro a tutti una buona settimana santa e una buona Pasqua, all'insegna del ringraziamento della grande fortuna che avete nella vostra vita!

A presto, veloma!

Anna

mercoledì 29 febbraio 2012

Prospettiva

Ciao a tutti!
Se ben ricordo vi avevo lasciato a inizio anno, di ritorno da una bellissima vacanza e carica di aspettative e idee per utilizzare al meglio il nostro tempo. Queste idee sono state esposte a père Aristide, il presidente del foyer, circa un mese fa; ma se in italia tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… in Madagascar (giustamente, essendo un isola) c’è l’oceano! Però i malati che vengono alla kinè sono aumentati rispetto a prima di Natale, l’unico problema è che non sono abituati ad avere un appuntamento quindi arrivano tutti insieme; e dopo due ore di fila c’è il vuoto. Se poi è periodo di cicloni come adesso, (che per fortuna sull'altopiano arriva sotto forma di pioggia, freddo e vento tutto il giorno!) allora stai sicuro che vedrai ben poche persone in giro...figuriamoci a lavorare! A fine gennaio c'è stata anche la riunione di tutti i volontari con Marcello, ( attuale direttore di Rtm) venuto direttamente dall'Italia, e ci sono state comunicate le novità legate alla crisi; come purtroppo il taglio di personale. La parte più interessante è stata la discussione sulla sobrietà, uno dei punti fondamentali delle comunità di Rtm; che poi abbiamo ripreso successivamente anche tra noi ad Ambositra. A inizio febbraio io e Anna Rita siamo finalmente scese al sud: ad Ampajimanjeva, perché lei visitasse l’spedale della missione reggiana e parlasse con i medici; dato che Don Giovanni le ha proposto di fare un periodo di servizio lì, dove c’è la radiologia (lei è tecnico di radiologia). E’ stato emozionante visitare uno dei tanti mondi di quest’isola così contrastante, già dal paesaggio si notava la differenza: dopo ore di ordinate e verdissime risaie dell’altopiano, ci siamo immersi in una foresta collinare di “Ravinala”(la palma tipica del Madagascar); poi sono rimaste solo le colline secche senza alberi, insieme a una cappa di caldo. Anche le case sono passate dagli ampi edifici in muratura dell’altopiano, a minuscole case di legno quadrate con tetti di foglie di banano. Parallelamente le persone sono divenute meno vestite e palesemente più povere, o almeno senza interesse ad avere un aspetto pulito e ordinato. Insomma, se dovevo dare una prima impressione del posto avrei detto: l’Africa che tutti si aspettano. Dopo solo 7 ore di viaggio giungiamo a 12 km dal villaggio, dove c’è una sbarra con pedaggio, per evitare che la strada, già sterrata e impraticabile nel periodo delle pioggie; si rovini ancora di più con un passaggio maggiore di macchine. Il villaggio si presenta come un piccolo ammasso di baracche di legno che superiamo in un secondo, e in lontananza, dopo “finte risaie”(rispetto a quelle cui siamo abituati a vedere) e campi da basket, si nota su una collina un insieme di edifici: l'FMA (Foundation medicale d'Ampajimanjeva). Questo ospedale è stato costruito dalla caritas tedesca negli anni 50’ e poi preso in gestione dalla diocesi di Reggio Emilia a fine anni 60'; e a differenza degli ospedali pubblici cura i malati di tutta la zona gratuitamente. Alle famiglie è solo chiesto di portarsi il riso da casa, come in tutto il paese, vengono solo fornite dei fuochi dove cucinarlo. Inoltre è praticamente nato un villaggio intorno all’ospedale dove vivono i dipendenti o ex malati e una “fabbrica di caffè artigianale” con cui riescono un po' ad autofinanziarsi. Anche qui sono presenti le suore della casa della carità, ma non si occupano dei malati ma dei “kambana”, cioè i gemelli. Infatti in Madagascar, la nascita di due gemelli era ed è (anche se in misura minore) considerata un “fady”, cioè un tabù. Quindi le madri abbandonano i figli dopo il parto per non aver problemi con la propria famiglia, e le suore si occupano dei neonati finchè non hanno trovato una famiglia adottiva. Di solito poi questa coppia se ne va dalla famiglia per qualche mese per “inscenare” la gravidanza, per poi tornare a casa con il bambino. Quindi qui la comunità dei volontari è più “varia” rispetto alle altre : tre suore (attualmente Suor Laurence, Sr.Marie e Sr.Cristine), Giorgio Predieri (volontario fin dai primi anni e direttore dell’ospedale), il Dottor Martin (primario dell’ospedale ), Samanta e Chiara che si occupano di un progetto agricolo ed Ermanno che aiuta nella ristrutturazione dell’ospedale ( che dura da qualche anno e richiede ancora tempo e MOLTE offerte!). Penso che sia molto bella questa presenza della chiesa reggiana con laici e consacrati che vivono insieme, e nonostante non sia sempre facile ; è una bella opportunità di vita comunitaria. Siamo anche riusciti a visitare Ampaly, dove c’è il centro agricolo dell' FMA, la stalla e i campi del progetto di Rtm. E' stato una “full immersion” nella natura tropicale del posto: dall'attraversamento del fiume Faraoni in “lakana”(una piccola barchetta in ferro) poiché non esistono ponti; ai campi circondati da palme altissime, dove si sente solo le grida degli uomini in lontananza che incitano gli omby. Girando per il villaggio, mi sembrava di essere appena atterrata con l'aereo in Madagascar, tale era la differenza con Ambositra: un ammasso di baracche di legno ,con tanti banchetti che vendono ogni genere di cose; e una strada sterrata in mezzo. Forse per la prima volta ho toccato con mano la povertà, ed è stato un bel colpo. La prima reazione è stata ansia. Forse perchè di fronte alla vera povertà noi occidentali non possiamo far altro che sentirci in colpa. O forse semplicemente perchè avevo realizzato che io avrei fatto fatica a fare la volontaria lì, con una sobrietà quasi più obbligata che per scelta. La luce c’è grazie al generatore dell’ospedale dalle 18 alle 20,30, il telefono è arrivato da un paio d’anni, nelle baracchine al villaggio ovviamente non c’è tutto; e la prima grande città, Manakara, è a un ora e mezza di macchina. Per non parlare del caldo tropicale che ti affligge tutto il giorno, e ti costringe a fare una o due docce al giorno! Devo dire che ritornare alla “mia” Ambositra mi ha fatto vedere le cose che ho sotto un altra luce. 
Infine, a causa delle svariate volte in cui il ladro ha provato (e quasi sempre riuscito!) ad entrare in casa; abbiamo deciso di prendere dei ferocissimi cani da guardia: tre cuccioletti femmina, Tuluk e Kinkilibà, detto kinky (sono due piatti senegalesi) e il terzo è senza nome poiché lo regaleremo agli Zafimaniry! Per ora sanno solo sporcarci il cortile interno e seguirci passo a passo! Vi chiedo una preghiera speciale per questa quaresima perchè nella nostra comunità sappiamo accoglierci l'un l'altro e accogliere i poveri e le persone che ci vengono poste davanti. Ancor di più poiché attendiamo l'arrivo di Valentina (accompagnata da Don Gabriele Carlotti, direttore del centro missionario di Reggio, in visita al Madagascar!), la nuova servizio civilista che lavorerà a Tanà; ma che passerà il suo primo mese qui ad Ambositra per il corso di malgascio.
Vi ricordo tutti, mandra phioana
Anna  

venerdì 20 gennaio 2012

"L'epifania tutte le feste si porta via", "dopo tre giorni l'ospite puzza", "a caval donato non si guarda in bocca"!!!

Due settimane sono passate, caratterizzate dalla ripresa delle attività al foyer e il ritorno di tutti i nostri “colleghi” dal congè natalizio.
E così la bella confusione di sempre è ritornata tra kinè e atelier, soprattutto per il ritorno di Aregba, il mitico tecnico ortopedico togolese (insieme al suo amico Napo) che rallegra ogni momento libero, soprattutto per la sua voglia di imparare l'italiano e quella di Annarì di insegnarglielo!
I malati sono tornati, e diciamo che rispetto al mortorio di prima e dopo Natale le cose sono migliorate; anche perchè da giovedì scorso fino a ieri abbiamo avuto al pomeriggio una formazione sul massaggio tailandese tenuta dal francese Mathieu, quindi i pazienti erano tutti concentrati al mattino!
Spendiamo due parole su questa formazione: il primo giorno entriamo in palestra e troviamo tutti seduti sui tappeti per terra con al centro questo signore con dei pantaloni tailandesi larghissimi e “all'acqua in casa”, e tutti guardavano questa sportina con delle pietre dentro. Ci ha subito spiegato che era argilla, una pietra dagli effetti miracolosi e soprattutto che si può usare per qualsiasi cosa; il tutto confermato dal libro “l'argilla che guarisce”!
Dopodichè abbiamo iniziato subito la pratica: stesi per terra a coppie, uno faceva la cavia e l'altro provava le “mosse” del massaggio...altro che massaggio è una vera e propria ginnastica sia per chi lo riceve che per chi lo fa! Così ci siamo ritrovati a premerci sugli occhi, rilassarci nella posizione della meditazione dei buddisti, camminarci sui piedi a vicenda, sedersi con le ginocchia sul sedere e le mani sulla schiena, darsi dei pugni leggeri su braccia e gambe...a questo associa due persone dalla ridolina facile come me e l'Anna Rita...e viene fuori una situazione piuttosto paradossale!
Infatti mentre tiravo in modo scomposto la gamba di Anna Rita, ogni tanto mi isolavo dal contesto e mi chiedevo cosa ci facesse un italiana, in Madagascar, in una palestra con tanti altri malgasci e un francese come insegnante, a fare mosse quanto meno bizzarre alle gambe e alle braccia di una altra povera italiana conosciuta da pochi mesi!
Ma queste si sa, non sono domande da porsi quasi mai, se non prima di qualche mese dall'accaduto!
Poi c'è stato il gradito passaggio per Ambositra di Don Filippo e Frate Luca, venuti per una visita ai fratelli della carità malgasci; che mi hanno portato un sacco di posta, notizie fresche italiane e un pizzico di nostalgia! E' sempre bello ricever visite di persone disposte ad ascoltare e non a giudicare, con cui si può condividere questo pezzo di vita in questo posto, perchè lo facciano conoscere anche a casa.
Altra grande notizia: l'arrivo del frigo! Ebbene sì, erano due mesi e mezzo che eravamo senza frigo che, da una parte mi ha fatto capire di quante cose possiam fare senza, dall'altra mi fa apprezzare ora ancora di più questa grande “invenzione” di cui possiamo disporre! E così abbiamo pure potuto mettere in frigo i nostri yogurt “appena” imparati e fatti con Suor Anna Maria, suora siciliana un po' particolare, che trattava gli yogurt come dei neonati!
Poi abbiamo iniziato la “missione denti” in casa della carità: abbiamo chiesto alla Mamera spazzolino e dentifricio(scoprendo che c'era un armadio pieno di spazzolini inutilizzati!) e...giorno dopo giorno abbiamo iniziato a lavare i denti agli ospiti che da soli non ce la facevano! All'inizio ci guardavano un po' male, dato che era la prima volta; fino ad arrivare a questi ultimi due giorni dove sono loro stessi a chiedercelo! La Mamera ha sentenziato: “Vediamo quanto resistono”! Solo per questo varrebbe la pena di resistere!
Poi ieri, dopo due mesi e mezzo, Pére Aristide, presidente del Foyer, ci ha voluto finalmente ricevere per sapere come stava andando l'esperienza! Gli abbiamo esposto le nostre perplessità sul poco lavoro e le idee su come riempire i tempi morti, lui le ha accolte tutte ma deve prima parlarne con il direttore, che dovremmo incontrare la settimana prossima!Speriamo il bene....

Veloma

domenica 8 gennaio 2012

Il Natale "liberato"

Salama a tutti e TRATRIN'NY TAONA A TUTTI!
Oggi in terra malgascia si festeggia l'epifania, un epifania fredda e bagnata a causa dell'arrivo del ciclone sulla costa ovest; che qui sull'altopiano arriva in forma di pioggerellina, non solo di pomeriggio come è solito nella stagione delle pioggie, ma soprattutto in forma di freddo!
E così almeno dal punto di vista climatico, posso sentirmi vicino all'Italia, mentre per tutto il resto cercherò di rendervi un Natale un po' diverso dal solito......
Era arrivato un po' all'improvviso questo Natale, perchè tutto mi sembrava meno che la tanto commerciale e sfarzosa festa che conoscevo.
Solo l'ultima settimana di avvento si notava qualcosa di diverso: forse per il ritorno a casa di Andrea e Martina con le loro famiglie dopo la loro vacanza; con conseguente clima di festa e“cucinio”tutto il giorno. O forse per aver fatto un stupendo presepe con magliette blu come cielo, pezzi di post-it come stelle e statuine degli scacchi come pastori; e l'albero di Natale con due rami di abete (trovati lungo un sentiero) messi nel vaso porta ombrelli. O ancora perchè anche in strada erano comparsi banchetti con kitcherie natalizie di ogni sorta (probabilmente montati di notte, poiché prima non esistevano)! O infine perchè al Foyer c'erano ancora meno malati del solito dato che ritornavano quasi tutti a casa per le feste.
In ogni caso, più penso a questo Tempo di Natale più collego un''immagine: una persona che, con una sola manata, libera il piano di una scrivania, completamente nascosto da cianfrusaglie; di modo che finalmente si possa tornare ad usarla!
E cosa è rimasto sulla mia scrivania? Le relazioni con le persone e la gioia di pregare e far festa insieme.
La notte della Vigilia siamo andati alla “Messa di mezzanotte” (alle 8) in casa della carità: una messa semplice ma curata, che, nonostante l'intonatura dei canti, è stato bello condividere con le suore e gli ospiti che erano rimasti svegli (perchè, pur non essendo mezzanotte, era comunque molto più tardi della loro nanna!).
La mattina di Natale siamo andati a messa in carcere e lì, dal punto di vista canoro, non deludono mai! Già di solito, fan venire la pelle d'oca quando cantano; ma per Natale si erano impegnati particolamente e a fine celebrazione, come da tradizione, ogni camerone aveva preparato dei canti natalizi. Sono partite le donne e davvero hanno fatto venire i brividi, poi gli uomini, poi altri uomini e ancora altri uomini, il tutto è durato più di mezz'ora, dopo una messa già di per sé di 2 ore! Ma questa piccola fatica è valsa la pena come sempre, soprattutto per vedere questi carcerati, chiusi tutto il giorno in cameroni con 100 persone o nel cortile interno sotto il sole concente; contenti di questo piccolo momento di gioia e di festa condiviso tra di loro, e con persone che potevano anche scegliere di essere altrove.
Dopo un “falso” acquisto delle tovaglie realizzate dalle carcerate; siamo andati a fare il nostro “dovere”di Natale: il pranzo con i tortellini dalla Mamera alla casa della carità! L'acquisto è stato falso poiché siamo tutti entrati nel reparto femminile e abbiamo fatto finta di guardare e scegliere le tovaglie, ma in realtà le abbiamo pagate con soldi già tenuti da parte da Don Giovanni per questo scopo! E così loro hanno ricevuto qualcosa, sono state contente che le tovaglie siano piaciute; e noi non abbiamo dovuto fare grossi sforzi, e qualcuno poi effettivamente è rimasto colpito dalle fantasie (aragoste arancioni, tartarughe viola fino agli omini che lavoravano) e ha comprato veramente.
Il pranzo è stato seguito poi da canti, balli e scenette di Natale non solo di ospiti, suore, frati e “stagere”(le ragazze che fanno un periodo di conoscenza, chiamato “stage”) ma anche dei bambini della parrocchia di tutte le età!
Mi sono sentita a casa, e nonostante la grande semplicità nel fare festa con tutto ciò; mi è sembrato davvero un modo “pieno” per passare il Natale, il mio primo Natale non offuscato da luci e vetrine.
Dopo la “festa in famiglia” ci siamo dati alla pazza gioia passando il capodanno...al mare nella zona di Tamatave!In realtà abbiamo colto come occasione Alice, (volontaria di Tanà tornata in Italia da 2 giorni!) che doveva andare a fare il suo “veloma” alla casa della carità di Tamatave; e così, con i volontari che riuscivano, abbiamo trascorso qualche giorno di vacanza insieme. Ogni giorno eravamo in un posto diverso, ed è' stato incredibile come con non tanti soldi (ovviamente per i nostri standard) abbiamo visto posti che mai avrei creduto di vedere, e dormito in altrettanto posti che pensavo esistessero solo in cartolina! Hotel sulla riva del mare, cielo stellato e piedi nell'oceano la prima sera, primo bagno alle 7 della mattina, spiagge deserte con la sola presenza di grossi granchi, oceano con onde gigantesche in si riusciva a mala a pena a fare il bagno, barriera corallina con relativo mare dove invece (a scapito di una peggiore cristillanità) riuscivi a fare tranquillamente il bagno, noci di cocco bevute con la cannuccia, hotel un po' kitch con piroghe in camera e lemuri in cattività, alba sulla spiaggia, colazione portata da casa per spender meno e fatta su una stuoia in terrazza di una camera di un hotel super turistico, pranzi e cene a base di pesce spendendo poco in un ristorante buonissimo che non si fila nessuno, kayak in un lago dove si diceva ci fossero coccodrilli, cena di capodanno con malgasci, francesi, cinesi e norvegesi con balli di gruppo, viaggi viaggi e viaggi in pulmino ascoltando la compilation di Joslaine (l'autista tutto fare accompagnato dalle sue 2 bimbe che non avevano mai visto il mare!) e imparando canzoni malgasce...questo e molto altro ancora mi porterò a casa!
Ma soprattutto mi porto la convinzione che davvero questo paese avrebbe grandissime possibilità con le bellezze naturali che ha; e che davvero se hai i soldi non hai nessun problema in qualsiasi parte del mondo!
Dopo 5 giorni di relax siam tornati alla quotidianità di Ambositra tra casa e foyer ma soprattutto...al freddo dell'altopiano! Tant'è che, forse per lo sbalzo termico o forse per qualcosa che abbiamo mangiato; ci siamo ammalati tutti e 4! Con noi da Tanà abbiamo portato Nzara, una bellissima bimba di 3 anni che sorride e capisce tutto ma non cammina e non parla; che dalla casa della carità di Ambatondrazaka è passata ad Ambositra per fare riabilitazione al Foyer. Dopo neanche una settimana è già diventata la preferita di tutti, e speriamo tutti il meglio per lei!
Ora con l'anno nuovo e la ripresa delle attività io e Annarì attendiamo una svolta nel nostro servizio: ovvero capire se continuare a dedicare tutta la giornata al Foyer sperando in un aumento di malati, o solo una parte cercando altre situazioni di bisogno che sono sicura si trovano; basta guardarsi intorno e affidarsi al Signore.
Per questo però vi chiedo una preghiera: che il nostro tempo qui sia speso davvero per gli altri e sia un continuo scambio reciproco.

Mandra phiaona e Veloma Anna