sabato 17 dicembre 2011

Alzare gli occhi al cielo

Salama a tutti!
A un mese di distanza circa dalla mia ultima mail comunitaria, vi aggiorno su questa vita “a testa in giù”!
Devo dire che oramai mi sono ambientata, a partire prima di tutto dalla comunità dove stiamo diventanto una vera e propria “famigghia” in cui ovviamente io sono la figlia. Purtroppo Don Giovanni (il nonno) è sempre in giro tra case dei volontari, prigione e poveri; ma quando c'è fa la differenza, e cerchiamo di “usufruire” della sua presenza al massimo.
Le giornate scorrono molto in fretta: siamo a lavorare fino alle 5 poi se riusciamo andiamo ad imboccare alla casa della carità (dopo aver acceso la stufa e messo su il riso!), finiamo di preparar la cena, alle 7 ceniamo e solo dopo si ha un po' di tempo per sé stessi, anche se spesso preferiamo rimaner insieme per far due chiacchere o guardare un film di basso livello.
Così bisogna un po' imporsi di trovare il tempo per fermarsi a riflettere, pregare, scrivere o studiare malgascio; e in questo faccio un po' fatica ma sono fiduciosa.
Invece all' akanin'ny marary o Foyer la situazione è un po' sottosopra a causa del licenziamento nei mesi passati dei due direttori per incomprensioni con il presidente; e così ci sono pochi malati e la tensione è un po' alta. Ma questo nella “kinè”(fisioterapia) si avverte solo per i molti momenti morti; che sono un po' frustranti e mettono a dura prova la nostra convinzione di essere presenti qui e con queste modalità. Per il resto io e Anna Rita ci troviamo molto bene con tutti e pur riuscendo a comunicare poco, ci sentiamo accolte e il clima è molto sereno. Anche perchè trovare un malgascio non gentile, secondo me si fa fatica!
Comunque siamo tutti fiduciosi nel futuro, Marti e Andre in primis, che ci tengono moilto al foyer e hanno vissuto la crisi in pieno; soprattutto ora, che hanno assunto i due nuovi direttori, dovrebbe vedersi qualche svolta.
Nel mentre continuiamo ad andare a lezione di malgascio due volte alla settimana, però non è facile conciliare studio e lavoro, soprattutto con una lingua così diversa! Ma anche in questo siamo fiduciose, in ogni caso ci facciamo sempre capire tra quel poco di francese e malgascio che ci ricordiamo; nel futuro speriamo di sfruttare i tempi morti anche per questo.
Devo dire che tutta questa fiducia mi viene da una “carica speciale”: la scorsa settimana, da domenica a venerdì sera, ci sono stati gli esercizi spirituali per tutti gli italiani a Itaosy, alla periferia di Antananarivo, nella casa di preghiera delle case della carità.
Li ha tenuti Don Gabriele Burani, rettore del seminario di Reggio Emilia, che con la sua pacatezza e preparazione, è stato concreto e incisivo. Abbiamo riflettuto sul capitolo 17 del vangelo di Giovanni e mai avrei creduto si potesse tirare fuori tanta roba da due paginette!
Ritorno a casa con lo stupore di quanto la parola di Dio ti “parla NELLA e DELLA tua vita”, (se la vuoi ascoltare e c'è qualcuno che te la spiega) e ti sottolinea cose a cui tu eri già arrivato, ma spesso non volevi ammettere. In particolare ho riflettuto sulla mia scarsa capacità di “alzare gli occhi al cielo” e affidarmi a Dio, anzi, di quanto sia “con gli occhi fissi a terra”, con le mie paure, dubbi, insicurezze e limiti. Ho capito quanto questo porti inquietudine, quante volte ricerco la pace e la tranquillità nei posti e nelle maniere sbagliate; e di conseguenza quanto sia importante la preghiera, definita come una “storia d'amore con Dio”con alti e bassi ma, che essendo una cosa seria, ha bisogno di momenti fissi, indipendenti dallo stato d'animo. Ora il bello è portare i tanti propositi nella quotidianità, e su questo punto ho bisogno di un accompagnamento speciale dall'Italia. In più pensavo che il silenzio fosse una dura prova per me, e invece devo dire che ha stimolato molto la riflessione personale, e mi ha fatto capire quante parole inutili diciamo ogni giorno; quanto ci sentiamo obbligati a “riempire il silenzio”quando invece spesso basta un gesto, uno sguardo o un sorriso per comunicare.
Domenica notte sono arrivati i genitori di Martina e Andrea con rispettivi sorella e fratello, che rimarranno ad Ambositra una settimana, poi inizieranno il tour delle comunità dei volontari per rientrare qui la vigilia; pronti a mangiare i tortellini (fatti da loro stessi perchè “precettati”dalla Mamera!) in casa della carità! E così in casa è entrata una folata di “vento italiano” insieme a una montagna di cibo e regali, che mi han fatto ricordare che si avvicina il Natale! Sì perchè sarà il caldo, sarà l'assenza totale di negozi(che si possano chiamare tali), insegne luminose, addobbi, regali e cibo super grasso...non è che stia avvertendo molto l'avvicinarsi del Natale. Ma dopo questa “ricarica di santità” della “retrette” le cose cambieranno!
Per Santa Lucia c'è anche stata la festa della “nostra” casa della carità(e così è mantenuto in pieno il legame con “il chiodo”!) con la messa con tanto di vescovo, mille canti e danze; (la migliore quella “improvvisata” degli ospiti all'ultimo canto in mezzo alla cappella...erano bellissimi!) il tutto seguito da un suntuoso pranzo con tanto di “tagliatelle ai funghi” sempre fatte dalla Mamera!
Mandraphiaona
Veloma
Anna

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